Maria Valtorta nella sua opera, a più riprese, menziona Alessandroscene, antica città molto poco conosciuta ai nostri giorni. Ella dà descrizioni precise e dettagliate della sua posizione.
“E la marcia continua per la pianura, che si restringe sempre più per l’avanzarsi delle colline verso il litorale, tanto che dopo un altro torrente, con l’indispensabile ponte romano, la strada in pianura diviene strada nel monte, biforcandosi al ponte con una meno ripida che si dilunga verso nord-est per una valle, mentre questa, scelta da Gesù, secondo l’indicazione del cippo romano: Alessandroscene - m.V°, è una vera e propria scala nel monte roccioso ed erto che tuffa il muso aguzzo nel Mediterraneo, che sempre più si spiega alla vista man mano che si sale. Solo pedoni e somarelli percorrono quella via, quella gradinata, sarebbe meglio detto…
- Questo deve essere il capo della Tempesta -, dice Matteo indicando il promontorio che si spinge in mare. …
- Dalla vetta vedremo Alessandroscene oltre la quale è il capo Bianco. … Ad Alessandroscene. Vedi? La strada già scende. Giù è pianura fino alla città che si vede là, in basso - ...
Fanno velocemente la strada tutta piana, bella, una vera strada consolare che certo si congiunge con quelle dell’interno, o meglio, che certo prosegue verso l’interno dopo avere lanciato la sua propaggine rocciosa, a gradinate, lungo la costa, a cavaliere del promontorio.
Alessandroscene è una città più militare che civile. Deve avere un’importanza strategica che io non conosco. Accucciata come è fra i due promontori, sembra una sentinella messa a guardia di quel pezzo di mare. Ora che l’occhio può guardare l’uno e l’altro capo, si vede che spesseggiano su essi le torri militari formanti catena con quelle del piano, della città, dove, verso la marina, troneggia il Castro imponente.” [328.1/3]
E due capitoli dopo [330.8]: “Vanno lesti, ... cercando di raggiungere la strada che dal mare viene verso l’interno. Deve essere la stessa che si biforca ai piedi del promontorio, fatta nell’andare ad Alessandroscene...”.
Molto tempo dopo [474.8]: “... sulla strada a gradini tagliati nella roccia, dove si sono spinti per giungere all’ultimo paese di confine fra la Siro-Fenicia e la Galilea, e deve essere quella vista da me quando andavano ad Alessandroscene…”.
Tutte queste descrizioni sono perfettamente esatte e verificabili oggi.
Situato all’estremo nord di Israele, Roch Hanikra (o Ras el-Nakoura) spinge le sue falesie di gesso bianco nel Mediterraneo. I pellegrini cristiani avevano denominato questo luogo Scala Tyriorum, scale di Tiro. Alessandro il Grande avrebbe fatto scavare verso il 333 a.C. queste scale (o questi gradini) per i suoi soldati e le loro cavalcature. Poi esse furono usate dalle legioni romane e dai crociati. Luogo praticamente dimenticato ai nostri giorni, non ne rimane che qualche incisione del 19° secolo… Proprio come M. Valtorta l’ha letto sul cippo romano, la città era effettivamente posta a 5 miglia romane (m. V°) (esattamente 7,5 km) dal luogo dove iniziano le scale di Tiro, come l’hanno confermato scavi recenti (a 4 km al nord della base militare dell’ONU di Naqurah).
Ecco come era descritta questa regione nel 2007 da una guida turistica di Tiro: “Tra due promontori della costa fenicia - Ras el Bayada e Ras en Naqurah - si trovano le rovine di una considerevole città senza storia, se non che Alessandro il Grande vi dimorò dopo la cattura di Tiro. In suo onore fu costruita una città e fu chiamata Alessandroscene”. Perfetta coincidenza con Maria Valtorta!
Questa città esisteva ai tempi di Gesù, dato che il pellegrino di Bordeaux, nel 333, menziona di avervi fatto tappa. Ma nel 19° secolo non ne restava che qualche pietra.
Una semplice foto di roch Hanikra giustifica quest’altra descrizione: “Il paese è raggiunto. Un mucchietto di case di pescatori messo a ridosso di uno sperone di monte che viene verso mare” [318.5]; e: “Gesù, guardando come fa da più lati, vede perciò una catena ondulata di monti che all’estremo nord-ovest e sud-ovest tuffa l’ultima propaggine in mare: a sud-ovest col Carmelo …; a nord-ovest con un capo tagliente come uno sperone di nave, molto simile alle nostre Apuane per vene rocciose biancheggianti al sole” [325.1].
Maria Valtorta ha descritto perfettamente nel 1945 la costa israelo-libanese, così come un’antica città dimenticata, figurante solo su qualche raro documento antico e conosciuta attualmente da pochi specialisti!
“L’enigma Valtorta” continua...
Jean-François Lavère
tradotto da Claudia Vecchiarelli
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