it en fr es
flash

La fuga in Egitto

Quando Maria Valtorta descrive il soggiorno della Santa Famiglia in Egitto sembra dapprima che ne ignori l’esatta localizzazione. Scrive: “Il luogo è in Egitto. Non ho dubbi, perché vedo il deserto e una piramide” [36.1], e un po’ oltre: “... il sole cala verso le sabbie nude, e un vero incendio invade tutto il cielo dietro la piramide lontana” [36.3]. “La piramide sembra più scura” [36.4]. Bisogna arrivare al volume seguente per apprendere che la fuga termina a Matarea: “... non Lui che era fuggito oltre Matarea” [119.1]; “E sarà più triste del tuo primo genetliaco in Matarea” [133.4]; e poi al volume 4°: “Per quanto la bontà del Signore ci avesse fatto men duro l’esilio a Matarea, in mille modi” [247.8].
Matarea (oggi El Matariya) è un quartiere dell’antica città di Heliopolis, posta a 20 Km a nord/nord-est delle tre piramidi di Gizeh. Era una terra ospitale per gli ebrei perseguitati e ai tempi di Gesù vi dimorava una importante colonia giudaica.
L’evocazione più antica di Matarea come rifugio della Santa Famiglia proviene dal vangelo gnostico detto “di Tommaso” del 2° secolo. Dopo quest’epoca, e fino ad oggi, si venera in questo luogo la “fontana della Vergine” e “l’albero di Maria”, evocati peraltro nel testo di M. Valtorta. Henri de Beauvau, nel Voyage au Levant (1615), nomina questo luogo: “La Matarea, luogo dove la Vergine si salvò con il suo caro figlio sfuggendo alla persecuzione di Erode…”. Cornelis de Bruyn passa per Matarea nel 1685 e spiega: “È qui che si crede che Giuseppe e Maria scelsero la loro dimora quando si ritirarono in Egitto…”.
Perché M. Valtorta non vede in questo luogo che una sola delle tre piramidi?
Bisogna rilevare che le piramidi di Gizeh erano orientate a sud-ovest/nord-est. Matarea si trova esattamente sul loro asse e dunque, solo in questo stretto settore, la piramide di Cheope nasconde effettivamente quelle di Chefren e di Micerino, situate proprio dietro di essa! L’utilizzo di un semplice articolo al singolare - “la” piramide - apporta dunque un forte indice di autenticità alla visione di questa scena da parte di M. Valtorta.

Jean-François Lavère
tradotto da Claudia Vecchiarelli
@ Centro Editoriale Valtortiano. Riproduzione riservata