Causa di beatificazione?

LA MANCATA INTRODUZIONE DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE

L’Editore delle opere di Maria Valtorta ha sempre ritenuto che non gli appartenesse il compito di occuparsi della promozione della causa di beatificazione della scrittrice mistica, pur essendone più volte sollecitato da lettori di ogni parte del mondo.
Più opportunamente la stessa richiesta veniva spesso rivolta ai frati Servi di Maria, che a Firenze custodiscono la tomba della Valtorta nel complesso monumentale del Santuario della Ss. Annunziata. Maturava così una loro decisione, che veniva notificata al Priore provinciale, il padre Antonio M. Pacini, con la seguente lettera dell’8 novembre 2000:

                 

È con religiosa trepidazione che la comunità di noi frati della SS.ma Annunziata di Firenze ha maturato la volontà di interrogarsi, in sede capitolare, sull’opportunità o meno di presentare a te Priore provinciale e, tramite te, alla competente Autorità, la richiesta di iniziare il processo canonico per la glorificazione di Maria Valtorta.
Rendendo gloria al Signore, i nostri animi, in serietà e con fermezza, si sono sentiti di dover tradurre finalmente ai nostri Superiori le insistenti e numerose richieste da parte dei fedeli di vedere innalzata all’onore degli altari la terziaria OSM Maria Valtorta.
Dal 2 luglio 1973, giorno della sepoltura privilegiata delle sue spoglie mortali presso il nostro santuario, accogliamo, in ininterrotto crescendo, pellegrini d’ogni parte del mondo che si dichiarano spiritualmente edificati, e taluni convertiti, grazie alla lettura delle sue opere. Anzi, spesso è evidente il loro disappunto e la loro amarezza spirituale di fronte alle nostre precisazioni che forse le difficoltà maggiori circa il riconoscimento della santità della persona sono provocate dalle contrastanti interpretazioni della natura e del valore religioso dei suoi scritti.
Oggi ci permettiamo di esprimere, sempre umilmente ma anche sempre con determinazione, la convinzione che gli scritti valtortiani costituiscono soprattutto un commento mistico alla vita di nostro Signor Gesù Cristo, narrata nei Vangeli. Pertanto sono qualcosa di più di un semplice commento spirituale, ma non sono certo né un’opera storico-esegetica in senso stretto né un’aggiunta ai Vangeli canonici né tantomeno una loro sostituzione totale o parziale.
Non nascondiamo che ci sentiamo confortati dalle testimonianze positive che sulla Persona e sugli scritti della Valtorta sono state rilasciate dal Venerabile padre Gabriele Allegra, frate francescano di nota cultura biblica, e che sono state riportate nel volume dell’Editore Emilio Pisani “Pro e contro Maria Valtorta”, del 1995, di cui apprezziamo l’obiettività completa dell’informazione e i benèfici effetti spirituali.
Ci piace citare, del Ven. p. Allegra, uno dei giudizi più sintetici: “In quest’opera… io ci trovo la scienza, e una scienza tale nel campo teologico (mariologia specialmente), esegetico, mistico, che se non è infusa, non so come l’abbia potuta acquistare e dominare una povera donna ammalata, sia pure dotata di insigne intelligenza” (30-31 luglio 1968).
Ma la nostra richiesta è motivata non tanto dalla singolarità, efficacia e ortodossia degli scritti, quanto dalla santità della Persona, crocifissa per tanti anni nell’immobilità della malattia.
Finora abbiamo ritenuto doveroso rispettare la volontà della Valtorta, che era quella che solo gli scritti fossero conosciuti, a gloria del Signore e a beneficio delle anime; ora sentiamo forte l’impulso interiore a rendere nota la santità della Persona, a comune edificazione.
Solo per obbedienza Ella si accinse a scrivere l’Autobiografia e l’Opera; e sofferse enormemente quando per la “disobbedienza”, non certo sua ma altrui, i suoi scritti furono imprudentemente pubblicati e, di conseguenza, messi all’Indice.
Consacratasi al Signore con i tre voti della verginità-povertà-ubbidienza, con il permesso del “vecchio parroco” di s. Paolino in Viareggio, si offrì dapprima vittima all’Amore nel 1925, così da poter scrivere, ancora diciotto anni dopo: “Vivo morendo ogni minuto per portare anime a Dio e Dio alle anime”. S’immolò poi, nel 1931, vittima alla Giustizia del Padre, sentendo che su di lei “si sarebbe abbattuto il rigore di Dio”.
L’umiltà la portava a non farsi conoscere come autrice di quello che per lungo periodo è stato conosciuto come “Il Poema dell’Uomo-Dio”, ma che lei aveva titolato “L’Evangelo come mi è stato rivelato”. Per 27 anni e mezzo inchiodata al letto, divenne esperta del soffrire per il Regno, e così poté chiedere ed ottenere dal Signore di perdere la padronanza delle proprie facoltà mentali nell’ultimo periodo della vita.
È perciò con grande gioia spirituale che in due Capitoli conventuali, del 30 ottobre u.s. e del 6 c.m., noi frati dell’Annunziata di Firenze, Filippo M. Tessari, Eugenio M. Casalini, Antonio M. Monaco, Gabriele M. Alessandrini, Alberto M. Ceragioli, Gino M. Da Valle, Antonio M. Pacini, Giuseppe M. Spaggiari e Antonio M. Pascoli, abbiamo approvato per scrutinio segreto all’unanimità (votanti 9, voti favorevoli 9) la stesura della presente, rinnovando la nostra gratitudine al Signore, che ha permesso a Maria Valtorta di condividere con noi la vocazione al particolare servizio alla Vergine.
Seguivano tre firme: fr. Gabriele M. Alessandrini, incaricato dalla comunità - fr. Gino M. Da Valle, segretario del Capitolo – fr. Alberto M. Ceragioli, priore conventuale.

Il Priore provinciale, a seguito della lettera che aveva ricevuto, non tardava a mettersi in contatto con il Postulatore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, padre Tito M. Sartori, che da Roma mandava l’elenco delle cose da farsi aggiungendo spiegazioni sull’iter burocratico. Detto in sintesi:

1. Lettera ufficiale che conferisce l’incarico al Postulatore.
2. Richiesta da inoltrare al Vescovo competente (che nel caso della Valtorta è il Vescovo della diocesi di Lucca) corredata della domanda del Postulatore, di una scheda biografica della Valtorta e della lista dei testimoni.
3. Se il Vescovo accoglie la richiesta, interpellerà gli altri Vescovi della Regione e, se anche questi daranno il loro assenso, chiederà il nulla osta della Congregazione per le Cause dei Santi, che a sua volta consulterà tutte le altre Congregazioni, in particolare (soprattutto per il caso della Valtorta) la Congregazione per la Dottrina della Fede.
4. Ottenuto il nulla osta, il Vescovo potrà decretare l’apertura del processo, nominando i membri del Tribunale e fissando la prima sessione processuale, che è pubblica.
Il Postulatore si riservava di dare altre istruzioni, ritenute premature per il momento, e intanto chiedeva che qualcuno gli fornisse una lista di testimoni, cioè di persone che avevano avuto contatti diretti o indiretti con Maria Valtorta. Provvedeva a ciò l’editore Emilio Pisani, che riusciva a rintracciare 22 di tali testimoni (pur essendo trascorsi 40 anni dalla morte della Valtorta) e di ciascuno di loro compilava una breve scheda, completa di indirizzo e numero telefonico.

Il 20 aprile 2001, venerdì, l’arcivescovo di Lucca mons. Bruno Tommasi riceveva P. Sartori (Postulatore generale dei Servi di Maria), P. Pacini (Priore provinciale) e P. Alessandrini (della Comunità fiorentina della Ss. Annunziata). Prendeva atto della loro richiesta, ma sollevava la difficoltà di non avere personale preparato per le procedure di una causa di beatificazione. E il 12 maggio indirizzava a P. Sartori la seguente lettera di rinuncia:

                 

Molto Rev.do Padre,
a seguito della sua richiesta di “procedere quanto prima all’introduzione della causa di beatificazione di Maria Valtorta” ho interpellato il Vicario Giudiziale della mia Diocesi di Lucca, il quale mi ha risposto con la lettera allegata facendomi presenti le varie difficoltà che ci sono attualmente a istruire questa causa.
Prendo atto delle difficoltà oggettive e pertanto La invito a presentare l’istanza all’Arcivescovo di Firenze, dichiarandomi pronto al trasferimento di giurisdizione appena la Sacra Congregazione delle Cause dei Santi ne farà richiesta.
Nella speranza che tutto si risolva bene, Le auguro un proficuo lavoro accompagnato dalla mia benedizione.

Cordialmente la saluto
+ Bruno Tommasi
Arcivescovo

Ed ecco il testo della “lettera allegata”:

                 

Eccellenza Reverendissima,
Presa attenta visione della richiesta di introduzione della Causa di Canonizzazione della Serva di Dio Maria Valtorta, presentata a Vostra Eccellenza dal Postulatore Generale dei Servi di Maria, P. Tito M. Sartori, esprimo sommessamente ma francamente il mio pensiero, che mi è stato richiesto.
Esistono, fuori di ogni dubbio, vari e solidi motivi che non solo legittimano ma fanno ritenere molto opportuna l’introduzione di questa causa: credo proprio che la vicenda spirituale di questa straordinaria creatura, così mirabilmente toccata dalla grazia, possa offrire preziosi motivi di edificazione per il popolo di Dio, come già si evince dall’esperienza spirituale di coloro che, in vario modo, si sono incontrati con lei nel corso della sua vita terrena o hanno letto i suoi scritti.
Tuttavia, per una serie di ragioni che esporrò, ritengo che non sia possibile e neppure opportuno che la causa sia istruita nella nostra Diocesi.
È vero che la Serva di Dio ha chiuso la sua vita terrena nel territorio della nostra Arcidiocesi (Viareggio). È vero che, secondo le Norme della S. Congregazione delle Cause dei Santi del 7 Febbraio 1983, (N. 5, a), la competenza giuridica per istruire la causa appartiene all’Ordinario del luogo dove è avvenuta la morte del canonizzando o della canonizzanda; ne consegue che questa causa dovrebbe istruirsi nella nostra Diocesi. Tuttavia, esistendo una giusta causa, si può chiedere alla S. Congregazione una “proroga” (o estensione di competenza) per un’altra diocesi, diversa da quella in cui morì il Servo o la Serva di Dio.
La giusta causa per cui può essere richiesta la “proroga di competenza” è, nel caso nostro, costituita da questi fatti oggettivi: La salma della Serva di Dio Maria Valtorta è sepolta, dal 1973, nel chiostro grande della Basilica della SS. Annunziata in Firenze, dove fu traslata dal Campo Santo della Misericordia di Viareggio, ed è meta “in un ininterrotto crescendo, di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo”, come si afferma nel Libello del Postulatore. Già in base a questo fatto, di grandissima rilevanza, si capisce subito quanto sia più opportuno e conveniente che la Causa sia istruita a Firenze invece che a Lucca, dove non mi risulta proprio che tale fama di santità sia così ampia e così viva.
Ma c’è un’altra ragione, a mio giudizio determinante, per cui l’istruzione a Lucca di questa causa non è, in questo momento, oggettivamente possibile: creerebbe grosse difficoltà e disagi alla nostra Chiesa, in particolare a coloro che dovrebbero dedicarvisi a tempo pieno. La ragione è semplicemente questa: in prossimità dell’ultimo Natale, Vostra Eccellenza, accogliendo le istanze emerse, con grande forza e determinazione, dall’assemblea sinodale, e fatte proprie, in modo unanime, dal Consiglio Presbiterale, mi affidò l’istruzione della Causa di Canonizzazione di Mons. Enrico Bartoletti, nostro Arcivescovo di venerata memoria. Da allora, si sta lavorando a pieno ritmo agli adempimenti preliminari in vista dell’imminente apertura del processo canonico. L’attenzione ed il cuore della nostra Chiesa sono, in questo momento, rivolti e concentrati su questo evento e non è oggettivamente possibile che gli stessi sacerdoti che vi si dedicano, con grande amore e piena dedizione, possano assumersi, contemporaneamente, anche quest’altro impegno. Oltretutto, un giudice delegato, un promotore di giustizia e notai capaci ed efficienti non si improvvisano. Mi permetto di ricordare a Vostra Eccellenza che per la stessa ragione fu deciso, in sede di Consiglio Presbiterale, che la Causa di canonizzazione del Can. Antoni dovesse essere temporaneamente accantonata. E così è stato fatto.
Mi permetto, quindi, sempre però rimesso alla decisione ultima di Vostra Eccellenza, di esprimere, sulla base di queste considerazioni, un parere contrario alla istruzione, nella nostra Arcidiocesi, della Causa in questione e che, quindi, Lei inviti il Postulatore della causa a presentare l’istanza ad altro Ordinario, nel caso specifico, all’Ecc/mo Arcivescovo di Firenze, dichiarandosi pronto al trasferimento di giurisdizione (proroga di competenza), appena la Sacra Congregazione delle Cause dei Santi ne faccia richiesta.
Con devoto ossequio

Lucca, 8 Maggio 2001 Sac. Giovanni Nanni, Vic. Giudiziale

Il Postulatore volle far notare che non al Vescovo rinunziante spetta trasferire la giurisdizione, ma alla competente Congregazione, che prende atto della sua rinuncia e trasferisce la facoltà ad un altro Vescovo. Pertanto, nel rispetto delle regole, egli attese che la designazione venisse dalla Congregazione per le Cause dei Santi, cui aveva mandato un esposto. Solo allora inoltrò la domanda all’Arcivescovo di Firenze, che gli rispose in data 3 ottobre 2002:

                 

Reverendissimo Padre,
rispondo alla Sua istanza a favore dell’introduzione della Causa di Beatificazione di Maria Valtorta.
I Vescovi toscani, da me consultati secondo le norme vigenti in materia, hanno dato, quasi all’unanimità, parere negativo. Pertanto, almeno per il momento, ritengo che si debba rinunciare a fare ulteriori passi.
La saluto con stima ed affetto nel Signore.
+ Ennio Antonelli

Dunque non se ne parla, “almeno per il momento”. L’ora del discernimento sulla base di un sereno esame degli Scritti – unici testimoni della santità di Maria Valtorta – non è ancora arrivata.

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