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L’INFERMITÀ

La sua salute, minata dalle dure prove, si faceva sempre più malferma e la predisponeva all’infermità, ma non le impediva di impegnarsi in una forma di apostolato parrocchiale e in opere caritative, fino a quando il suo crescente amore a Dio e per le anime la spinse alla decisione eroica di offrirsi vittima all’Amore e alla Giustizia divine. Una paralisi progressiva agli arti inferiori, conseguenza della mazzata alle reni ricevuta per strada a Firenze, la faceva muovere con difficoltà sempre maggiore. Il 4 gennaio 1933 uscì di casa per l’ultima volta, accettando anche il martirio della clausura. Divenne inferma del tutto nel giorno di Pasqua dell’anno 1934.