ISOLA DEL LIRI E LA FONDAZIONE EREDE

#PERCHÉ LA SEDE DELLA FONDAZIONE SI TROVA A ISOLA DEL LIRI

UN PO’ DI STORIA

Isola del Liri è una ridente cittadina del Lazio che prende il nome dalla particolare configurazione del suo centro urbano racchiuso tra due rami del fiume Liri. L’industria della carta e della lana ha vantato una tradizione nella sua storia, ma il nome d’Isola del Liri è conosciuto oggi per un altro motivo. Lo hanno sotto gli occhi i lettori che in ogni parte del mondo prendono in mano i volumi dell’Opera di Maria Valtorta, tradotta in oltre trenta lingue, le cui edizioni riportano il nome della casa editrice italiana, con sede in Isola del Liri, che le pubblica in proprio o ne permette ad altri la pubblicazione. Ci sembra utile, dunque, tracciare almeno le linee essenziali di quest’altra storia, che è entrata a far parte di una tradizione “isolana”. Infatti, se si vuole capire il presente e preparare il futuro dell’impresa valtortiana, non si può fare a meno di conoscere il suo passato.

Nel primo decennio del Novecento sorgeva nell’Isola del Liri un’azienda tipografica per iniziativa di Arturo Macioce, che dopo alcuni anni accoglieva come socio il giovane cognato Michele Pisani, fratello di sua moglie. La “Società Tipografica A. Macioce & Pisani”, siglata STAMP, si imponeva per l’accuratezza della stampa e confezione di libri, commissionati in prevalenza da istituzioni cattoliche romane. Nel 1946 il Macioce, di quindici anni più anziano del cognato, suo socio, si ritirava facendo sciogliere la Società, la cui attività proseguiva con la ditta individuale denominata “Tipografia Editrice M. Pisani”, che riprendeva a stampare libri per conto di editori pontifici, curie generalizie di ordini religiosi, istituti cattolici di cultura e associazioni cattoliche.

Nel 1952 Maria Valtorta affidava ad essa la pubblicazione della sua Opera, di cui si prendeva cura Emilio Pisani, figlio di Michele, fino a costituire nel 1985, insieme con la consorte Claudia Vecchiarelli, il “Centro Editoriale Valtortiano” (CEV).

UNA PARTICOLARITÀ

Più unica che rara è una casa editrice che pubblica e diffonde le opere di un solo autore, curandone anche le traduzioni ed estendendo la propria produzione solo a pubblicazioni che trattano della persona e delle opere dell’unico autore. Ancora più anomala diventa la stessa casa editrice se, ad un certo punto, viene identificata con la persona di quell’autore, unendo ai diritti e ai doveri di un editore i diritti e i doveri propri di un autore. In questa posizione si è trovato il CEV quando tutta l’eredità degli eredi di Maria Valtorta è pervenuta ad esso, in parte per essere stata acquistata (la casa Valtorta in Viareggio) e in parte per testamento (i manoscritti con annessi diritti e tutto il resto dell’asse ereditario).

Maria Valtorta avrebbe dovuto e voluto affidarsi completamente all’Ordine dei Servi di Maria, fondato nel Duecento a Firenze da sette santi eremiti e attivo nel mondo con le sue forme ministeriali. Invece l’Ordine non accolse il dono più prezioso, quello dell’Opera, i cui annessi diritti, propri dell’autore e dei suoi eredi, non compensano la gravità dei doveri. Per far pubblicare l’Opera, dopo la defezione dell’Ordine religioso, la Valtorta si affidò a noi come editori e, in qualità di autrice, nel testamento elesse come erede di riserva Marta Diciotti, sua assistente e confidente a vita, sulla cui fedeltà poteva contare.

Perciò Marta Diciotti ereditò i manoscritti, con annessi diritti, e quanto altro era appartenuto a Maria Valtorta, esclusa la casa in Viareggio, di cui ebbe riservato il diritto dell’usufrutto a vita. Infatti il suddetto Ordine aveva ereditato, sempre per testamento, la nuda proprietà della casa.

Nel 1998, essendo ancora in vita Marta Diciotti, che da circa un anno si era ritirata in un pensionato per anziani, l’Ordine dei Servi di Maria vendette la casa in Viareggio al Centro Editoriale Valtortiano, che in seguito, a proprie spese e con il contributo volontario di lettori valtortiani, la risanò dall’umidità salmastra fin dalle fondamenta, la restaurò facendone una casa-museo e la riaprì ai visitatori.

Dal canto suo Marta Diciotti, già da tempo, aveva fatto testamento a favore del Centro Editoriale Valtortiano, che alla morte di lei, nel 2001, diventava proprietario dei manoscritti e di quant’altro completava l’asse ereditario di Maria Valtorta.

Più unica che rara è una casa editrice che pubblica e diffonde le opere di un solo autore, curandone anche le traduzioni ed estendendo la propria produzione solo a pubblicazioni che trattano della persona e delle opere dell’unico autore. Ancora più anomala diventa la stessa casa editrice se, ad un certo punto, occupa il posto di quell’autore e ne assume il ruolo. Proprio in questa posizione si è trovato il CEV quando tutta l’eredità degli eredi di Maria Valtorta è pervenuta ad esso, in parte per testamento e in parte per essere stata acquistata.

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IL 19 LUGLIO NASCE
LA FONDAZIONE EREDE

La Fondazione che Emilio e Claudio, insieme con il CEV, hanno costituito ristabilisce la figura e le prerogative dell’autore liberandone il CEV, che ora sta rientrando per gradi nel ruolo esclusivo di editore, e di editore privilegiato degli scritti di Maria Valtorta. Alla Fondazione hanno già conferito, nell’atto costitutivo, la casa-museo in Viareggio e i manoscritti, con annessi diritti, delle opere pubblicate. La stessa Fondazione è abilitata a ricevere quanto altro appartiene al patrimonio valtortiano, come i manoscritti editati nel frattempo, soprattutto quelli dell’epistolario, e qualche altro ancora inedito, oltre a documenti, oggetti e ricordi di vario genere, senza voler escludere quanto Emilio e Claudia stessi hanno realizzato e messo al servizio dell’impresa valtortiana.

 

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Il 10 febbraio 2020, con atto pubblico la “Fondazione Maria Valtorta Cev”, voluta dal Centro Editoriale Valtortiano e presieduta da Emilio Pisani, cambia la propria denominazione in “Fondazione Erede di Maria Valtorta” e adegua lo Statuto alla nuova normativa, che cambia la denominazione di onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) in quella di ETS (ente del terzo settore) conservando le medesime prerogative.

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