Beato Allegra - Maria Valtorta

Il Beato Gabriele M. Allegra e l’Opera di Maria Valtorta

Estratto dal volume:
Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta sesta edizione, anno 2017

GLI ATTESTATI DI PADRE ALLEGRA

La Postulazione dei Frati Minori, nel riordinare le carte private di un frate morto in odore di santità, trovava continui ri- ferimenti all’opera di Maria Valtorta nelle lettere, nelle note di diario e in veri e propri trattatelli a sé stanti. Uno di questi scritti lo abbiamo già riportato alla fine del capitolo precedente.

P. Gabriele M. Allegra – era questo il nome del frate – era stato missionario in Cina, dove aveva realizzato il sogno che lo aveva accompagnato nella vocazione religiosa: tradurre in cinese tutta la Bibbia. Aveva potuto farlo non solo per il dono dell’intelligenza e per il merito di una tenace volontà, che gli avevano permesso di apprendere in breve tempo la lingua cinese e di raccogliere frutti da uno studio assiduo e da un lavoro perfino massacrante, ma anche per la fede che lo animava e per l’amore che riversava nell’apostolato, con una predilezione per i lebbrosi.

Aveva fondato uno Studio Biblico e uno Studio Sociologico, ma aveva anche viaggiato e predicato molto. Era stato in contatto con uomini di scienza (come Teilhard de Chardin) senza però trascurare le lettere confidenziali a parenti, amici e confratelli. Aveva espletato qualche incarico diplomatico in campo politico, e in quello religioso aveva partecipato ad incontri ecumenici. Per quel che ci riguarda più da vicino, dobbiamo aggiungere che fu umile pur essendo dotto e che era un divoratore di libri.

I suoi scritti di carattere valtortiano, di cui disponiamo, vanno dal 1965 al 1974, ma non si esclude che ce ne possano essere altri che non conosciamo.

Dalle sue lettere:

A P. Fortunato Margiotti, suo confratello nell’Ordine dei Frati Minori, sinologo, direttore della rivista Sinica Franciscana, che si pubblicava a Roma:

Ave Maria. Hong Kong, lì 30 Luglio 1965

Carissimo Fortunato, vorrei per un istante solo trovarmi a Roma per prendere le sue orecchie e tirargliele proprio forte forte come quando una volta si scioglievano le campane la mattina del Sabato Santo! Ma sa che il Poema di Gesù mi ha distaccato dagli studi della Sacra Scrittura? E mi fa piangere e ridere di gioia e di amore. Ma non continuo! Non credo che un genio possa completare così la narrazione evangelica: digitus Dei est hic! Altro che Formgeschichtemethode!(1) Io sento in questo libro il Vangelo, o meglio il profumo inebriante del Vangelo. E sono superbo che tante — non tutte — tante ipotesi corrispondono a quelle che nella mia testa balzana mi ero fatto per coordinare la vita del Salvatore. Ma solo a voce potrei parlare di ciò. Questo libro è per me un atto di divina misericordia per la Chiesa, per le anime semplici, per i cuori che sono evangelicamente fanciulli. Spero che il solerte editore nell’ultimo volume vi aggiunga un bell’indice, almeno per i nomi propri.

E ora, caro P. Margiotti, giacché mi sta facendo fare questo peccato di negligenza per il mio dovere, e giacché, quel ch’è peg- gio, io ho tutta la voglia di commetterlo per intero, stia all’erta e mi mandi gli altri volumi tutti, e se trovasse qualche schizzo biografico di Maria Valtorta me lo mandi pure, ché conoscere la testimone vuol dir tanto. E Noberto pagherà, paga per tanti altri miei capricci, dovrà per prepotenza pagare per il Poema dell’Uomo-Dio!

Ora termino perché voglio tornare al quarto volume di esso… è irresistibile: Maestro benedetto, e che sarà quando lo vedremo? Se non mi converto questa volta ho bell’e visto: sono peggiore di Giuda!

Mi ossequi il caro P. Alessio e gli altri confratelli di ‘Sinica Franciscana’.

L’abbraccio fraternamente, suo dev.mo
fr. Gabriele M. Allegra

 

Allo stesso P. Margiotti, che gli aveva procurato l’Autobiografia di Maria Valtorta:

Ave Maria. Hong Kong, lì 24 Maggio 1969

Carissimo P. Margiotti,
[…] E ora la ringrazio per l’autobiografia di Maria Valtorta, che occupa assolutamente un posto a parte fra tutte le autobiografie dei santi e delle sante, che io ho letto; come quella di B. Cellini, si distingue fra tutte le altre opere consimili della nostra letteratura.

Si legge con pena per quanto dice di sua madre, eppure parmi che sia stato questo martirio intimo, continuo, strozzante, che ha preparato Maria Valtorta ai sublimi doni delle visioni e delle contemplazioni che poi ricevette, insomma che l’abbia preparata ad essere la portavoce del Signore Gesù. La lingua mi pare più varia e più vigorosa di quella del Poema dell’Uomo-Dio, che è pure così fresca e vivace.

Insomma, caro P. Margiotti, credo che lei sia uno strumento del Signore per far conoscere quest’anima e il messaggio — oh! un messaggio così ampio, ampio quanto il Vangelo! — di quest’anima.

Spero che gli editori continuino a pubblicare tutte le opere

di quest’anima virile nella sua umiltà, un’anima che spesso fa pensare a santa Caterina da Siena.

[…] Di nuovo, caro P. Margiotti, la saluto e la prego di stare alle vedette se mai l’editore Pisani stampi qualche altra opera della Valtorta!!!

Suo affmo in Cristo fr. Gabriele M. Allegra ofm

 

Allo zio mons. Gioacchino Guglielmino, parroco di San Giovanni La Punta (Catania), da Hong Kong in data 5 agosto 1965:

Carissimo zio,
[…] Ho terminato stamattina la lettura degli otto volumi di

Maria Valtorta Il poema dell’Uomo-Dio e le confesso che, nonostante i punti interrogativi che a volte sorgevano spontanei nella mia mente come teologo e come esegeta — certamente da strapazzo, ma pure devo dire la verità — quest’opera mi ha profondamente commosso. Certo produce in tutti, almeno questo, un desiderio più vivo di meditare il Vangelo e fa crescere l’amore per il Verbo di Dio fatto libro, come diceva Origene.

Siccome parecchi mi hanno chiesto cosa pensi di questo poema, sto almanaccando di stampare su qualche rivista — forse La Crociata del Vangelo — una presentazione.

Se la Santa Madre Chiesa dovesse sconfessare questo libro, perché si tratta di rivelazioni private, nessuno sarà più lieto di me di obbedire; ma se, come penso, la Chiesa lascerà che esso corra per le mani dei fedeli, come le rivelazioni di Anna Caterina Emmerich o della Venerabile Agreda, io penso che farà un bene immenso.

Mancano ancora due volumi: la storia della Passione e della Resurrezione; la lingua più che dignitosa è affascinante, e quando si parla della Madonna c’è una dolcezza e un vero incanto celeste.

[…] suo affmo nipote fr. Gabriele Maria

 

A P. Mario Crocco, parroco di Castellammare di Stabia (Na- poli), da Hong Kong in data 29 agosto 1965:

Carissimo Mario,
[…] Termino, caro Mario, raccomandandoti la lettura del voluminoso ma affascinante Poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta: me l’ha procurato il P. Margiotti e comperato per la Biblioteca il P. Pieraccini; ti assicuro che quest’opera avvicina al Signore e ci stimola fortemente a meditare il Vangelo: vorrei dire tante altre cose su di essa ma nolo per cartam et atramentum, almeno per ora.

Ti abbraccio fraternamente, tuo devmo in Xto

fr. Gabriele Maria Allegra ofm

 

A P. Leonardo Anastasi di Acireale (Catania), da Gerusalemme in data 4 aprile 1974:

Reverendo e carissimo P. Guardiano,
[…] C’è in convento un caro Padre Missionario del Giappone che ha tradotto in spagnolo tutti i dieci volumi del Po- ema dell’Uomo-Dio e, quel ch’è più, è un biblista il quale sta studiando scientificamente la geografia dell’opera; ogni giorno quasi parliamo di quest’opera, per la quale lui vi- ve, e mi pare che la traduzione spagnola, dato il numero di quanti parlano questa lingua — più di centomilioni — debba fare un gran bene a un gran numero di anime. E siccome sono abituato a sognare, penso che se si potesse avere una versione in inglese, un’altra in russo e un’altra in arabo e un’ultima in cinese… sarebbe una grande vittoria contro Satana…

[…] suo devmo fr. Gabriele M. Allegra

 

Alla cugina suor Leonia Murabito, clarissa, di Caltanissetta, da Gerusalemme il Lunedì Santo 1974:

Mia amata Sr. Leonia,
[…] Vorrei scriverti, come tu desideri, tante cose su N. S. viste da uno che vive nella sua terra, ma il tempo mi manca: o ritiri, o confessioni, mi impegnano seriamente. […] Ma ti assicuro che il Poema dell’Uomo-Dio supera immensamente qualsiasi descrizione, non dico mia, ché io non so scrivere, ma di qualsiasi altro scrittore.

Godo tanto nel constatare che quest’opera è amata dalle Povere Dame di Caltanissetta e specialmente dalla mia sorella amatissima Sr. Leonia. Prega la Madonna che si riesca a farla tradurre in inglese, russo e cinese. La versione spagnola è già finita… È un’opera che fa crescere nella cognizione e nell’amore del Signore Gesù e della sua Santa Madre.

Ti abbraccio con tanto fraterno affetto e vi benedico tutte affmo fr. Gabriele M.

Dal suo diario

Riportiamo testualmente, nella loro immediatezza, le seguenti note autografe con le rispettive date:

Martedì e Mercoledì Santo, 9-10 Aprile 1968, Macao

Il poema dell’Uomo-Dio di M. Valtorta è stato pubblicato come un romanzo, e spero che a tal titolo continui a ristamparsi e spesso nell’avvenire, ma non è un romanzo. È il complemento delle quattro tradizioni evangeliche e la spiegazione di esse.

Questa spiegazione a volte ci sorprende, ci sembra così nuova, così vera e così energica che siamo tutti pronti a negligerla. Si tratta di rivelazioni private! e poi fatte a una donna! E noi uomini, noi sacerdoti, sappiamo bene imitare in ciò gli Apostoli, che chiamarono delirio di femminette la visione che esse ebbero del Cristo Risorto. Certo S. Paolo nell’elenco dei testi della Resurrezione esclude le donne, ma i Vangeli dànno invece ad esse una parte preponderante. Però tutti i sacerdoti in questo vogliono imitare S. Paolo!

Ora il Poema dell’Uomo-Dio non merita davvero di essere negletto con quella sicumera e con quel sussiego, che è la caratteristica di molti teologi moderni. Nella Chiesa c’è lo Spirito e ci sono quindi i carismi dello Spirito. Io penso che solo per un carisma dello Spirito Santo, solamente col suo aiuto una povera donna ammalata, di cultura biblica limitata, poté nello spazio di tre anni scrivere ventimila pagine che, stampate, equivalgono a dieci volumi: e quali pagine! E noto pure che certi discorsi del Signore, dei quali nei Vangeli è solo accennato l’argomento principale, sono sviluppati in quest’opera con una naturalezza, con una concatenazione di pensiero così logica, così spontanea, così aderente al tempo, al luogo, alle circostanze, che non ho trovato nei più famosi esegeti. Cito solo il discorso del Signore con Nicodemo e quello del Pane di vita. Ma gli esegeti seguaci del Metodo della Storia delle forme, non si umilieranno mai (!) a dare uno sguardo a quest’opera, dove con una facilità meravigliosa vengono sciolti molti problemi e rifatti tanti discorsi dei quali purtroppo ci resta solo il tema.

Insomma ritengo che quest’opera della Valtorta merita almeno quell’attenzione che i Teologi prestarono alla Mistica Ciudad de Dios della Ven. Agreda, alle Rivelazioni della Ven. A. C. Emmerich, e a quelle di S. Brigida.

Nessuno mi potrà far credere che una povera inferma, solo in virtù del suo fervido sentimento religioso, abbia scritto il Poema, tanto più che i diversi quadri o scene della vita del Signore essa non le vide in ordine cronologico ma contro invece un tal ordine, sparse o rappresentatele confusamente per lo spazio di tre anni. Quale fu questo carisma, quali le sue dimensioni? Come lo strumento umano cooperò con esso? Cosa viene dallo Spirito attraverso la mente e il cuore di una pia cristiana, e cosa è frutto esclusivo della psiche della Valtorta? E perché Gesù, nella ipotesi di visioni soprannaturali, adopera il linguaggio di un teologo del secolo XX e non quello del suo tempo? Ha voluto forse insegnar- ci cosa si trovi nelle Sacre Scritture e come bisogna esprimerle oggi? Tante questioni che meritano di essere studiate e meditate, prima di esporre ragionatamente come il Poema dell’Uomo-Dio non contraddica mai al Vangelo, ma lo completa mirabilmente e lo rende vivo e potente, tenero ed esigente.

Determinata bene la natura del carisma dello Spirito e la realtà della sua azione in Maria Valtorta, quale atteggiamento deve assumere il cristiano leggendo queste mirabili pagine evangeliche?

Mi pare che si imponga la stessa conclusione pratica per chi ha letto e studiato i documenti della Storia delle Apparizioni di Paray le Monial, Lourdes, Fatima, Siracusa…

E con lo stesso grado di fede, e nella misura che Gesù Signore e la Chiesa lo desiderano, io ci credo.

Giovedì Santo 1968

Oltre alle pie donne che assistevano alla crocifissione del Signore sul Calvario, delle quali quattro son chiamate per nome, e parecchie altre son lasciate anonime, S. Luca parla pure di certi conoscenti di Gesù: gnostòi (2) , che assistevano alla sua morte stando un po’ in distanza. Chi sono tali conoscenti? Si potrebbe pensare a Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, Manahem, Cusa (?), e altri familiari di questi personaggi di una ben alta condizione sociale.

La Valtorta nel suo Poema dell’Uomo-Dio, senza porsi il problema, li individua nel gruppo dei Pastori (dodici) e di alcuni discepoli. Essendo uomini, mentre il condannato veniva suppliziato, e il suppliziato rimaneva in vita, non si permise agli amici del reo di avvicinarsi. Solo alla Madre e alle pie donne che con lei erano, il Centurione concesse di accostarsi alla Croce, e a Giovanni creduto figlio di Maria e fratello del condannato.

Venerdì Santo 1968, Macao
Secondo la Valtorta (Poema dell’Uomo-Dio) le cause fisiche precipue che cagionarono la morte di Gesù furono: 1) il dissanguamento prima della crocifissione, che ebbe luogo durante l’Agonia del Getsemani, e la Flagellazione; 2) l’edema polmonare; 3) la febbre; 4) la tetania; 5) e specialissimamente la sofferenza spirituale sostenuta per l’abbandono del Padre. Durante questa ineffabile, incomprensibile prova dell’Uomo-Dio, egli sentì in qualche modo la separazione dal Padre suo come un dannato. Veramente divenne il peccato personificato: Illum qui peccatum non noverat peccatum fecit! Redempti enim estis pretio magno!

Durante la passione e morte del Signore, la Madre Addolorata compì il suo officio di novella Eva corredentrice, accettando di cuore la volontà del Padre, compassionando, come Lei sola poteva fare, il Figlio suo Gesù, perdonando e pregando per noi uomini, suoi crocifissori.

Sabato Santo 13 Aprile

Gesù morto, sino al momento quasi della di Lui resurrezione, Maria co-redense con la sua desolazione.

La desolazione della Dolorosa comprende un attacco diretto, personale, di Lucifero, e poi tanti assalti indiretti contro la sua fede nella resurrezione, e, anche per Lei, l’abbandono del Padre.

In due lunghi capitoli la Valtorta descrive quello che ha visto e sentito durante la notte del Venerdì Santo, la giornata del Sabato e la notte del Sabato.

Quel poco che ho letto sulla Madre Addolorata su questo specifico argomento rimane nelle generalità, e non si può paragonare a queste pagine potenti e tenerissime di Maria Valtorta. Non mi posso per niente convincere che esse siano una semplice meditazione di una pia cristiana, no, quest’anima ha visto e ha sentito!

Digitus Dei est hic!

30-31 Luglio 1968

La giustificazione teologica di un libro così impegnativo, così carismatico, così straordinario anche dal solo punto di vista umano, come è il Poema dell’Uomo-Dio di M. Valtorta, io la trovo nella 1a Ep. ai Corinti 14, 6, dove S. Paolo scrive: Io, per esempio, come vi potrei giovare, o fratelli, se venissi a voi parlando in lingue, ma senza la rivelazione o la scienza, o la profezia o la dottrina?

In quest’opera io ci trovo tante rivelazioni, che non sono contrarie, ma che completano invece la narrazione evangelica; ci trovo la scienza, e una scienza tale nel campo teologico (mariologia specialmente), esegetico, mistico, che se non è infusa, non so come l’abbia potuta acquistare e dominare una povera donna ammalata, sia stata pure dotata di insigne intelligenza; ci trovo il carisma della profezia nel senso giusto della voce per cui la Valtorta esorta, incoraggia e consola nel nome di Dio e, rare volte, dilucida i vaticini del Signore; ci trovo finalmente la dottrina, e tale dottrina è sicura, abbraccia quasi tutti i campi della rivelazione, quindi è una e molteplice, immediata, luminosa, per cui nonostante che a volte qualche dubbio mi sfiori la mente, pensando al complesso di questa dottrina, mi dico: ci devo pensar meglio, è anche possibile l’opinione della fortunata veggente.

I miei dubbi vertono specialmente su quanto la Valtorta dice circa il peccato originale, circa la chiamata dei primi apostoli, che mi pare in contraddizione col Vangelo di S. Giovanni, circa alcuni punti del discorso di Gesù sul Tabor dopo la Resurrezione, e sulla collina nei pressi di Nazareth, circa la riportata affermazione di Gesù di essere Dio, il Figlio di Dio e il Messia. Che se tali dichiarazioni da parte del Signore fossero del tutto vere, come spiegare l’Ebronismo nato proprio in Palestina? e lo Gnosticismo?

Certo non si tratta di difficoltà insuperabili, dico solo che ancora io non sono riuscito a superarle.

E il segreto messianico (specialmente nel Vangelo di Marco) come può convenire perfettamente con le frequentissime asserzioni di Gesù che si leggono nel Poema della Valtorta?

Illuminami, Signore, perché io voglio passare quel poco di vita che mi resta a conoscerti sempre più. Illuminami, perché il tuo Servo si vuole presentare al suo Re ornato di luce.

25-26 Agosto 1968

Il Poema dell’Uomo-Dio mi impressiona sempre più dal punto di vista letterario, esegetico, teologico.

Letterariamente, non c’è bisogno di ricorrere a doni preternaturali; basta, a spiegare questo lavoro, l’intelligenza straordinaria della Valtorta e la sua acutissima sensibilità. Però anche su questo punto non bisogna dimenticare che la Scrittrice non seguì la sequenza cronologica della vita di Gesù, ma quella delle visioni che Gesù le mostrava.

Circa l’esegesi della Valtorta ci sarebbe da scrivere un libro; qui mi limito a riaffermare che non trovo altre opere di insigni scritturisti che, come il Poema della Valtorta, completino e chiariscano così naturalmente, così spontaneamente, così vivacemente i Vangeli Canonici. In questi si parla di folle, di miracoli a getto continuo, si hanno degli schemi dei discorsi del Signore.

Nel Poema dell’Uomo-Dio, le folle si muovono, gridano, agiscono; i miracoli, direi, si vedono; i discorsi del Signore, anche i più difficili per la loro concisione, diventano di una chiarezza solare.

E ciò che più mi fa meraviglia si è che la Valtorta non cade mai in errori teologici, ché al contrario rende i misteri rivelati più facili al lettore, trasponendoli in un linguaggio popolare e moderno.

Certo non sono convinto della spiegazione del peccato originale, della chiamata dei primi Apostoli, dell’identificazione di Maddalena con Maria di Betania — sebbene su questo punto quasi quasi mi sono arreso anche come esegeta — della cronologia della vita di Gesù… ma non posso provare che le opinioni seguite dalla Valtorta nel suo Poema siano errate, può essere che mi sbagli io, e con me molti altri.

Chi legge quest’opera dopo gli articoli e le monografie di tanti moderni seguaci della Formgeschichte e della Redaktions geschichte, respira finalmente l’atmosfera del Vangelo, e quasi quasi diventa uno (sia pure un numero, ma sempre più fortunato degli esegeti bultmanniani), diviene, dico, uno della folla che seguiva il Maestro.

Doni di natura e doni mistici armoniosamente congiunti spiegano questo capolavoro della letteratura religiosa italiana, e forse dovrei dire della letteratura cristiana mondiale.

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